Dylan Berro e Laura Bellini recensiscono REALE VIRTUALE

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image_1360160538943001Un libro ai passi coi tempi ed estremamente donna.
Dieci storie e altrettanti ritratti di donne contemporanee raccontate con la voce dell’autrice che per tutto il romanzo è una costante presenza. Una voce che racconta le vicende con tanti registri diversi, passando dall’ironico, al drammatico, al nostalgico.
A ogni racconto corrisponde un aforisma, una frase celebre di persone importanti.
L’autrice ci presenta le “sue” protagoniste in una variegata rappresentazione del mondo contemporaneo rendendole reali e permettendo al lettore d’identificarsi con esse. Un elemento le accumuna tutte quante: che si parli dell’incapacità di gestire la privacy sul proprio profilo Facebook, o della tenacia con cui una di loro riesce a dar vita a un blog senza l’aiuto di qualcuno, nessuna di loro ha una vera dimestichezza con la rete.

Socialnetwork, blog, programmi di videoscrittura. Tecnologia usata come espediente per lavorare, sfogarsi o evadere.
Reale virtuale appare così ai nostri occhi come un libro moderno e originale, l’autrice sfodera attraverso i suoi personaggi l’ironia e il sarcasmo delle donne, fa emergere i loro pensieri, le loro preoccupazioni, ansie e desideri.
Le donne che ci presenta l’autrice attraversano tutte le tappe della vita. Accanto a loro alcuni uomini, sempre in secondo piano, marginali che mostrano superficilità anche negli affetti. Sono donne fragile, insoddisfatte, vittime di pregiudizi. Figure che ricalcano molto bene alcune realtà e per le quali il lieto fine non è contemplato.

L’introspezione psicologica delle protagoniste è molto buona. L’autrice dimostra di possedere una buona penna che sa essere ironica e tagliente al punto giusto.

Lo stile di scrittura è fresco, vivo, moderno, diretto e semplice. Qua e là emergono i pensieri dei personaggi, pensieri del tutto femminili, si sente che la scrittrice è donna. Di tanto in tanto spiccano termini inglesi che sono entrati ormai a far parte del nostro linguaggio comune. Viviana li adopera con dimestichezza.

E’ una raccolta di racconti un po’ amara in cui non c’è spazio per l’illusione. Una forma di denuncia che arriva al lettore ma che lascia anche nella sua anima, a fine lettura, un senso di smarrimento e negatività.

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